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Corrado Pensa, Maestro di Meditazione e di Vita

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La notizia della morte di Corrado Pensa

Con un misto di tristezza e di profonda gratitudine per gli insegnamenti che da Lui ho ricevuto leggo sul sito dell’Associazione Meditazione di Consapevolezza, che è venuto a mancare Corrado Pensa:

“È con profondo dolore che vi informiamo che ieri, giovedì 29 febbraio, alle 21.30, il nostro amatissimo amico e maestro Corrado ha lasciato il corpo. Il bene che ha fatto in tutta la sua vita, l’impegno e la fiducia con cui ha diffuso il Dharma rimarranno su questa terra per sempre. Da oggi il mondo è un posto più luminoso grazie alla fiamma ardente che Corrado ha acceso in tutti i nostri cuori.”

Il pensiero va subito ai due Ritiri Intensivi di Vipassana presso il Monastero Buddista Lama Tsong Khapa di Pomaia, in cui ho avuto il privilegio di praticare meditazione ai piedi di questo grande Maestro.

Di seguito il mio racconto del primo Ritiro.

Perché un ritiro di Meditazione Vipassana?

Nella primavera del 1999 decisi di aderire al “Ritiro di Vipassana per non principianti”. Ero spinto da una serie di motivazioni: cercare di interrompere l’incessante dialogo interiore, sperimentare un nuovo percorso spirituale, approfondire la conoscenza di me stesso.

Cosa significa la parola “Vipassana”

Da Wikipedia:
Vipassana (lett. “Giusta conoscenza”, anche “intuizione”, “Comprensione”) è un termine proprio del buddismo che indica quel profondo livello di comprensione (concettuale e non-concettuale) della realtà che si accompagna alla pratica meditativa detta dello “Samatha”, il quale consente di realizzare quella calma, quella tranquillità necessaria a generare la Vipassana. La Vipassana, promettendo di comprendere la vera natura della realtà, consente a sua volta di superare i condizionamenti degli “klesa”.

L’arrivo al Monastero Buddista Istituto Lama Tsong Khapa

Il venerdi nel tardo pomeriggio raggiunsi l’istituto, monastero buddista immerso nel verde di una bellissima zona collinare in provincia di Pisa, non lontano dal mare.

L’Istituto Lama Tsong Khapa di Pomaia

Rimasi impressionato dalla quiete del luogo. Fu quello il mio primo incontro con il Sangha monastico e con il Sangha laico, quest’ultimo composto da ospiti, studenti, visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Sangha significa “Comunità dei meditanti”.
Il centro trasmette subito al primo impatto un senso di pace profonda, che cerca gradualmente di farsi strada rispetto all’iperattività quotidiana alla quale siamo abituati.

Mi fu assegnata una cameretta molto spartana (direi più propriamente una cella) condivisa con un altro meditante.

Karma Yoga, la “Via dell’Azione”

Poco dopo, seguendo le istruzioni, scelsi la mia attività di Karma Yoga (”Via dell’Azione”, uno dei quattro sentieri di base per raggiungere la salvezza).
Decisi che nelle ore di attività karmica previste dal programma (una al mattino e una al pomeriggio) avrei svolto attività di giardinaggio. Mi fu destinata una aiuola di pochi metri quadri. Mi dissero che avrei dovuto lavorarci tutta la settimana. Fui sorpreso. Per le mie metriche avrei potuto ripulire e sistemare quella aiuola in un quarto d’ora.

Capii che la performance non è una priorità nel buddismo. Prima lezione di vita.

Altri partecipanti al corso scelsero attività diverse. Alcuni scelsero di getto, con mia sorpresa, le più umili: per esempio pulire i bagni. Altri si vollero dedicare ad aiutare nella preparazione del cibo, altri ancora scelsero lavori di manutenzione del monastero.

La sala principale di meditazione (“Gompa”)

Quindi mi recai nella Gompa (sala principale di meditazione), e mi misi seduto, sul mio cuscino di meditazione, mentre man mano affluivano i partecipanti al ritiro.

Fui sorpreso dal numero. Ne contai circa ottanta. Vidi alcune facce note, qualche personaggio pubblico. Una era una celebre attrice e cantante.
In attesa dell’arrivo dell’insegnante chiacchieravo con il vicino, un tipo alquanto strano che mi raccontava dei suoi ritiri (questo era il suo “ottavo”) e di come queste esperienze gli avessero cambiato la vita.
Intorno alle 20,30 arrivò Corrado Pensa.

Corrado è uno dei principali Maestri che hanno segnato il mio Cammino.

E’ stato ordinario di Filosofia dell’India e dell’Estremo Oriente presso la Sapienza a Roma, ha compiuto il suo percorso formativo presso l’Insight Meditation Center di Barre, Massachussets, ed è stato quindi invitato ad insegnare il Dharma buddista. E’ stato uno dei più importanti e riconosciuti Insegnanti di Meditazione Vipassana in Italia.

Corrado si mise a sedere su una sedia, di fronte a noi. La prima cosa che disse fu di non scandalizzarci per quella sedia, dato che da qualche tempo aveva abbandonato il cuscino e la posizione del loto in quanto banalmente trovava più comodo stare seduto, anche considerando qualche acciacco che si stava facendo sentire soprattutto nella schiena. Ci fece subito sorridere.

Capii immediatamente che avevo di fronte un Maestro vero, non il classico guru in libera uscita che aveva bisogno di stereotipi dogmatici per dare un finto alone mistico ai suoi insegnamenti.

La Regola del Silenzio

Corrado spiegò le regole. Al termine di questa presentazione, e di eventuali domande/risposte, sarebbe stato proclamato il silenzio sino al termine del ritiro.
Silenzio completo: dalla parola, dalla scrittura, dalla lettura. Le uniche eccezioni alla regola sarebbero state:

  1. Il suo discorso serale
  2. La breve sessione individuale che avremmo avuto con lui, ciascuno dei partecipanti, durante la settimana
  3. I canti

Silenzio significava in pratica interruzione di qualsiasi modalità di comunicazione. Non erano ovviamente ammessi gesti o mimiche varie. Disse anche che se in un corridoio avessimo incrociato un altro appartenente al Sangha monastico o laico, e spontaneamente fosse partito un cenno di saluto, un sorriso, non sarebbe stato un problema. Ma non avremmo dovuto sentirci offesi se l’altro non avesse minimamente risposto al cenno o al sorriso, come se per lui o lei fossimo totalmente trasparenti.

Iniziò il silenzio e la prima sessione di meditazione. Mi sentivo piuttosto a mio agio. Le sessioni venivano concluse da Corrado con il suono di una piccola campanella/gong con tre battiti di intensità crescente, al termine dei quali, come silenziosi automi, ci alzavamo lentamente ed uscivamo dalla gompa per andare verso le altre attività.

La Meditazione Camminata

La mattina seguente, molto presto, iniziammo la prima giornata. Un ritiro vipassana è caratterizzato da una alternanza di meditazione seduta e camminata, inframezzate dai pasti e dal Karma Yoga.
La meditazione camminata fu per me una scoperta meravigliosa. Per capire di cosa stiamo parlando si veda ad esempio questo video:

Noi oggi diamo per scontato il camminare. Da bambini non era così. La successione dei movimenti, l’alternanza di spostamento del peso da una gamba all’altra, l’equilibrio, la direzione dei passi, erano tutte cose che il bambino impara a fare tra mille incertezze e soprattutto con la difficoltà di coordinarle in un movimento armonico. Quante cadute, quante volte aggrappati al genitore!

Quella mattina del sabato dovevo, in pratica, iniziare a re-imparare a camminare.

A ogni passo rallentavo sempre di più il ritmo della camminata, e talvolta provavo a chiudere gli occhi (difficilissimo! Si perde quasi subito l’equilibrio). Sentivo il peso del mio corpo che oscillava in avanti, indietro e di lato, potevo iniziare a percepire nitidamente il contatto dei miei piedi con il terreno. Provavo, a ogni sessione, a ricostruire sempre meglio le singole componenti di quella cosa meravigliosa che è camminare.

La meditazione camminata si può praticare ovunque, immersi nella natura, oppure in casa. Io ed altri meditanti, forse presi da un impeto spirituale o presunto tale, sceglievamo normalmente di camminare intorno a uno degli Stupa dell’Istituto (”Fondamento dell’offerta”), che sono statue/tabernacoli dove sono conservate reliquie importanti.

Con la pratica, dopo qualche giorno, arrivai ad una tale lentezza nel camminare che ci potevano volere anche 20-25 minuti per girare intorno allo Stupa, cosa che normalmente avrebbe impiegato pochi secondi.

Da allora ogni giorno, per pochi minuti, torno a fare i miei passi di meditazione camminata, e torno a provare quella sensazione meravigliosa di bambino che vuole imparare a camminare.

La mia aiuola e i pasti vegetariani

A prima vista la mia aiuola sembrava già perfetta. Quando al momento del Karma Yoga mi avvicinai per capire cosa fare, un monaco tibetano mi vide probabilmente confuso, interruppe le proprie attività, con un meraviglioso sorriso di serenità venne da me e con molta grazia mi mostrò il da farsi.

Mi fece vedere come togliere ad una ad una le foglie cadute, le piccole erbe infestanti (ringraziandole e scusandosi), come fare molta attenzione a non disturbare gli animaletti presenti, e ove necessario fare piccoli aggiustamenti manuali di forma ai piccoli cespugli di bosso presenti.

Mi misi al lavoro. Capii per quale ragione l’aiuola a me assegnata fosse così piccola. Mi resi conto che al termine del ritiro forse non avrei completato il lavoro. Ma ciò non era importante. Qualcuno dopo di me avrebbe continuato quel lavoro, con altre foglie cadute, altre erbe cresciute, nel meraviglioso ciclo della Natura.

Un pasto durante un ritiro vipassana è un’altra esperienza sorprendente. Chiaramente il cibo è rigorosamente vegano. Ci si mette in coda alla mensa, ovviamente in totale silenzio e senza alcuna interazione gestuale, si prende il proprio cibo in modo misurato ed adeguato alla nostra necessità, non una foglia di insalata in più di quanto è necessario, e ci si siede in uno dei tavoli della sala refettorio.
Si provano solo due sensazioni: quella indescrivibile di un silenzio costellato solamente dai piccoli suoni delle forchette e dei cucchiai sulle stoviglie, ed una percezione di sapore incredibilmente nitida, dato che siamo con tutti noi stessi nell’atto di mangiare e tutti gli altri canali sensoriali sono interrotti.

La pratica di Metta

Il giorno del sabato fu per me magico. Avevo ancora un po’ di dialogo interiore e stavo ancora smaltendo le tossine della vita di ogni giorno, mentre man mano rallentavo il ritmo.

Quella sera il discorso di Corrado fu meraviglioso. Ci parlò della benevolenza buddista, la “Metta”, che significa gentilezza, amorevolezza, buona volontà ed interesse per gli altri. Ci insegnò la pratica di Metta.

Trovai molte similitudini con il perdono cristiano. Ci faceva stare bene immergerci nella pratica di Metta.

Quella sera compresi un’altra cosa importante.

Il silenzio della Vipassana apre la nostra mente ed il nostro cuore in un modo che non è possibile nella vita quotidiana. Ci rende permeabili al bello, al nuovo, a quel particolare concetto chiave che vogliamo comprendere e fare nostro. Non avevo mai sperimentato una ricettività così ampia ed estesa nella mia vita.

I momenti di difficoltà

La domenica, terzo giorno, iniziavo ad avere qualche cenno di disequilibrio. Il dialogo interiore continuava a rallentare, lasciando spazio a dei momenti di vacuità che mi spaventavano e che non sapevo come e con cosa sarebbero stati riempiti.

Nel pomeriggio ci fu la prima defezione. Un partecipante al corso, preso da una incontenibile angoscia, decise di abbandonare. Altri presero dopo di lui la stessa decisione.

Il quarto giorno, il lunedi, fu quello in cui vissi i momenti più difficili. Cercavo di tenere il più possibile l’attenzione sul respiro (e sui passi nella meditazione camminata), ma sentivo questo vuoto crescente che mi divorava, invece di portarmi verso la pace/assenza di dolore cui aspiravo.

Erano terminati gli effetti della novità, la curiosità per le pratiche che stavo imparando, l’alternanza tra rilassamento e dialogo interiore.

Stavo iniziando ad essere solo con me stesso.

Il lunedì un numero impressionante di meditanti abbandonò il ritiro. Sono stato anch’io sul punto di arrendermi. Nel pomeriggio un meditante iniziò ad urlare e piangere nella Gompa, in preda ad una vera e propria eruzione dal profondo.

Ero sempre più allarmato.

L’armonia della Meditazione Vipassana

Il martedì mattina tornai gradualmente in uno stato di quiete.

Nel corso della giornata capii che avevo superato la prova più difficile. Avevo compreso finalmente il senso di quel momento in cui il vuoto ed il pieno si confondono, quella piccola pausa tra l’inspirazione e l’espirazione, quell’attimo in cui l’onda del mare, tra il suo andare ed il suo venire, sembra immobile. Il mio Yin e il mio Yang stavano scambiandosi armoniosamente i puntini neri e bianchi.

Furono, quelle successive, giornate indimenticabili. Potevo apprezzare ogni suono nel giardino, il canto degli uccelli, percepivo ogni piccolo accenno di brezza, guardavo le piante e mi sembrava di vederle fiorire sempre di più, come in un filmato che in pochi secondi racchiude l’evoluzione stagionale dalla gemma, alla foglia, al fiore, al frutto.

Il dialogo interiore si era completamente interrotto. Il senso di vuoto adesso non era più opprimente.

Ero lì, in quel momento, con tutto me stesso, senza descrizioni, senza spiegazioni, presente al mio fluire, parte di un meraviglioso mondo con i suoi colori, le sue geometrie, i suoi suoni.

Il voto del silenzio viene sciolto

L’ultimo giorno del ritiro Corrado, dopo l’illuminante discorso finale, sciolse il nostro voto di silenzio e ci invitò a parlare.

Fu un’altra sensazione indescrivibile.

Nessuno di noi riusciva a farlo. Le parole mi uscivano piano e totalmente scoordinate, e mi sembrava di ascoltarle come se a pronunciarle fosse qualcun altro.

L’ultimo pasto nel refettorio continuava ad avere come sottofondo il rumore delle forchette e dei cucchiai, con dei maldestri tentativi di intrattenere delle conversazioni con altri meditanti come noi.

Non c’era bisogno di parlare o di descriverci. Eravamo parte dello stesso Sangha. Ci conoscevamo nel profondo. Senza essersi mai scambiati una parola o un gesto in una intera settimana.

Non avevo preso appunti durante il ritiro, ma non ce n’era stato bisogno. Ogni cosa è rimasta scritta nitidamente dentro di me. Posso tranquillamente leggerla e raccontarla adesso, quasi vent’anni dopo, come se la stessi vivendo in questo momento.

L’indimenticabile saluto finale di Corrado

Il saluto finale di Corrado, pronunciato dopo l’ultima pratica di Metta che ci invitò a fare, è scolpito nel mio cuore.

Furono parole di ringraziamento per noi, per la comunità monastica che ci aveva accolto e per concludere, cito testualmente, il suo

…grazie all’Universo, per queste meravigliose giornate di primavera che ci ha regalato.

Addio Corrado. Ti mando il mio Abbraccio di Luce con profonda Metta e con infinita gratitudine.

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