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Cambiare nella vita è come virare in barca a vela.

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Virare, nella navigazione aerea o marittima, significa “cambiare direzione”.
Nella navigazione a vela, la “virata” è una manovra che ci offre numerosi spunti di riflessione, che possiamo applicare al nostro percorso di crescita personale o professionale.

Cosa hanno in comune il cambio di direzione di una barca a vela e il cambiamento nella vita di una persona o di un’organizzazione?

La virata in barca a vela

Descrizione (semplificata) di una virata

Iniziamo dalla descrizione di una virata, in barca, per poi avventurarci nella metafora del cambiamento.

Perché la manovra sia ottimale dobbiamo seguire queste regole fondamentali:

  1. Stringiamo il più possibile l’angolo del vento (senza entrare nell’angolo morto). La barca “sbanda”, cioè si inclina dalla parte delle vele
  2. Prepariamo la manovra con l’equipaggio, tipicamente con più persone: uno al timone, uno a gestire la “scotta” (cima di regolazione) del Genoa (vela di prua) sottovento, uno pronto con la scotta sopravento, ed uno, detto “prodiere”, che sta a prua davanti all’albero con vari compiti tra cui verificare che le cime non si “incattiviscano”, cioè che non si vadano ad attorcigliare da qualche parte
  3. Le scotte devono essere ben “addugliate”, cioè le matasse vanno fatte bene seguendo alcune regole, per evitare che si vadano a intricare o, come si dice, a “incattivire” al momento della manovra quando queste cime cominciano ad essere movimentate da una parte all’altra.
  4. Dobbiamo fare in modo che non ci sia nessuno in posizione tale da rischiare di essere colpito dal boma (sappiamo tutti cosa è un boma vero? :-), che durante la virata passerà da un lato all’altro dell’asse della barca. Fantozzi docet 🙂

La manovra: “Pronti alla virata? Viro!”

Il timoniere porta la prua della barca il più possibile vicina alla direzione del vento senza entrare in “angolo morto”, acquistando in questo modo velocità.

Poi il timoniere decide il momento della virata ed allerta l’equipaggio dicendo: Pronti alla virata!” e quindi, dopo aver verificato tutto, dice “Viro”.

Tutto è ben organizzato, sincronizzato, e ciascuno sa cosa deve fare e qual è il piano B se qualcosa va storto.

Il timoniere muove rapidamente il timone. La scotta del genoa sottovento (la cima che mantiene in tensione il genoa e che si trova dalla parte della vela) viene mollata. Ma la scotta sopravento non viene “cazzata” (cioè stretta) subito.

Nessuna frenesia! …e tra poco vedremo quanto questo sia importante anche nei cambiamenti della vita!

Prima di “cazzare” infatti è necessario che la vela passi davanti all’albero e ciò avviene mentre la prua sta girando rapidamente e sta incrociando la direzione del vento, cioè sta attraversando l’angolo morto.

Perché è così importante aspettare? Perché se la vela non è passata e la cazziamo troppo presto, il vento da prua in angolo morto potrebbe colpirla in modo da metterla in una posizione che si dice di “cappa”, rallentando la barca sino a fermarla, rendendo veramente difficile completare la manovra.

Quindi solo dopo che è passata possiamo cazzarla dal lato che prima era sopravento, e che adesso è diventato sottovento.

Il timoniere ha portato la prua dalla parte opposta del vento: se cioè ha iniziato la manovra con il vento di 45 gradi, adesso si troverà a -45 gradi (ricordiamo che zero gradi è il vento esattamente contrario, mentre 180 gradi il vento esattamente di poppa).

E mentre l’equipaggio si occupava del timone e della vela di prua (genoa), la randa da sola ha cambiato le “mure”, cioè il boma da solo si è spostato di 60 gradi assecondando la nuova direzione del vento.

La “virata esistenziale”: cambiare direzione nella vita

C’è sempre un momento nella vita di ciascuno di noi in cui sentiamo il bisogno di cambiare direzione.

Possono essere tanti i motivi. Può essere una nostra decisione, ma possiamo essere spinti a cambiare anche dal nostro competere per vincere (così come avviene nelle regate veliche).

Possono essere anche cambiate le condizioni a contorno, costringendoci a prendere decisioni diverse, così come avviene in mare quando il vento cambia improvvisamente direzione.

E potremmo essere anche costretti al cambiamento, per resistere o sopravvivere ad una forza contraria, ad un pericolo imminente, così come fa il marinaio per trovare il modo migliore e più veloce per raggiungere un ridosso sicuro, al riparo da una tempesta che sta per arrivare, e della quale il marinaio ha visto o intuito tutti i segnali premonitori.

Una volta deciso di cambiare, dobbiamo fare una ricognizione della nostra vita, perché prima di metterci in discussione dobbiamo essere certi di avere tutto a posto: in barca si direbbe “siamo in sicurezza”.

Siamo navigatori solitari o abbiamo un equipaggio?

Poi ci dobbiamo chiedere se questo cambiamento possiamo farlo da “navigatori solitari”, o se è preferibile avere con noi un “equipaggio”.

Cambiare da soli è possibile, così come fare la virata, ma dobbiamo essere molto solidi, molto esperti per farlo. L’aiuto di qualcuno può essere certamente utile, quando non addirittura necessario (magari un Coach? Un amico con esperienza di cambiamento?).

E chi è il “prodiere” del nostro cambiamento? Chi controlla che le cime, cioè i tanti fili della nostra vita, non si intreccino tra di loro o con ostacoli imprevisti? Quelle cime con cui pensiamo di manovrare la vita e a volte non ci rendiamo conto che sono manovrate da altri

Il timoniere del nostro cambiamento invece siamo noi e solo noi.

Non può essere nessuno a cambiare per noi, e quando abbiamo preparato con cura tutto ed assicurata la collaborazione di risorse che sono necessarie per il nostro cambiamento, iniziamo a prendere velocità.

La velocità è energia, e per creare velocità ed energia non possiamo continuare a rilassarci con la brezza anche piacevole della vita che ci spinge pigramente da poppa.

Dobbiamo avere invece il coraggio di iniziare a portare la nostra direzione sempre più stretta verso il vento contrario, sapendo che se non lo facciamo restiamo certamente stabili, ma siamo lenti e prevedibili, e se invece abbiamo il coraggio di andare verso il vento contrario così come la barca inizia a “sbandare” la vita si piega, si inclina, tutto diventa veloce, abbiamo paura, le emozioni si fanno sempre più forti, il vento contrario inizia a farsi sentire.

Sopratutto c’è il timore di andare in “angolo morto” e finire “in cappa”, cioè restare piantati ed immobilizzati dopo aver lasciato il nostro vecchio “essere” ma non aver raggiunto completamente il “nuovo”.

E quando la vita ti va di bolina stretta, esiste il rischio di “straorzare”, cioè virare troppo velocemente, e quindi rischiare di “scuffiare”, di rovesciare la barca esistenziale, e abbiamo quindi necessità di spostare i pesi sopravento, per bilanciare lo sbandamento, ma prendendosi in faccia quel forte Maestrale che si amplifica con il vento causato della nostra velocità… creando il cosiddetto “vento apparente”, tanto importante nella navigazione come nella nostra vita.

Anche nel cambiamento di vita queste due forze (quella vera e quella di velocità) si sommano ed aumentano il timore e l’instabilità, mentre chi per chi trascorre una placida vita di poppa, tranquilla e rilassata, le due forze si compensano e sembra di stare in “bonaccia”, scivolando lentamente sul mare piatto, senza onde, con giornate senza alti e bassi, nelle quali molte volte in tutta la giornata piatta e senza vento apparente, da quando ci svegliamo a quando ci addormentiamo, non ci siamo mai resi conto di essere vivi.

Ma adesso siamo pronti, e stiamo andando velocissimi, controlliamo che anche chi è con noi in questa impresa sia pronto.

Pronti per la Virata Esistenziale? VIRO!

Però non basta decidere di cambiare o dichiarare di farlo.

Possiamo certamente ruotare il timone della vita, ma contemporaneamente dobbiamo mollare la scotta sottovento, quella che sostiene la vela, e accettare che la vela cominci a sventolare.

E dobbiamo anche attraversare l’angolo morto, in cui la nuova vita, dopo il cambiamento, non è ancora attiva, mentre la vecchia ha perso il vento che la spingeva e che non ci sta sostenendo più.

Questo è il momento in cui il cambiamento rischia di fallire.

Smettiamo di girare il timone, cerchiamo di riprendere un minimo di abbrivio sulle mure e nella direzione precedente.

Se non avevamo accumulato sufficiente energia, la velocità della bolina, o se non avevamo sufficiente vento apparente, la vela sbatte e la pala del timone non funzionerà.

Il timone, che è lo strumento per cambiare vita, funziona solo se l’acqua della vita scorre veloce sotto la barca.

Se la nostra vita è ferma, il cambiamento non avviene mai.

Se tentiamo di cambiare senza aver accumulato energia e velocità, la vita “scarroccia” e si va alla deriva, finendo nella “cappa” della delusione e della depressione.

Ma quando abbiamo abbiamo avuto il coraggio di far passare la vita contro la direzione di un vento forte, e lo abbiamo fatto al massimo delle nostre possibilità, ben organizzati, ed abbiamo avuto la pazienza di attraversare l’angolo morto, ed atteso il momento giusto per cazzare nuovamente la vela allora si, la nuova direzione diventa chiara, l’energia non si disperde, gli automatismi funzionano, con la randa che passa da sola senza che il boma imprevedibilmente ci abbatta.

E per andare più veloci incontro al vento e alla vita dobbiamo alleggerire la nostra barca dalla zavorra non necessaria e analogamente dobbiamo alleggerire la nostra vita da inutili pesi esistenziali.

E per concludere questa metafora di vela e di vita, con successivi cambiamenti-virate possiamo risalire a zig-zag il vento contrario della nostra vita, cioè andare esattamente e precisamente incontro al vento, ma senza mai prenderlo in angolo morto, mostrandogli invece ad ogni “bordo” il lato di sinistra e il lato di “dritta” in continua alternanza, verso la nostra piena auto-realizzazione.

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